presentazione

Ciao a tutti! Sono Debora e insieme ad altri miei compagni frequento il secondo anno del liceo scientifico “Giustino Fortunato”. Come l’anno scorso, parteciperò al progetto i-tec e spero di farvi vedere al più presto gli articoli che ricercheremo col mio gruppo! 🙂

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Digressione

Qui caricheremo informazioni e immagini riguardo la SS.Trinità di Venosa che abbiamo visitato essendo argomento di studio di quest’anno scolastico, in particolar modo ci soffermeremo sull’affresco di san Cristoforo contenuto all’interno di essa.

Argomenti

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LA SANTISSIMA TRINITA’

LA SANTISSIMA TRINITA’

Non si sa bene la data di fondazione ma si pensa sia stata innalzata dai Benedettini dedicata a Imene. Il complesso della Santissima Trinità è uno dei più importanti monumenti di Venosa perché nell’abbazia si trovano i resti dei corpi dei Romani, Normanni e Longobardi. La struttura è formata dalla chiesa antica, ingresso e la chiesa Incompiuta, la cui costruzione non è mai stata terminata. È riconosciuto monumento nazionale dal regio decreto dal 20 novembre 1897.

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LA CHIESA INCOMPIUTA

LA CHIESA INCOMPIUTA

L’edificio venne iniziato con l’impiego di materiali provenienti da monumenti di svariate civiltà, tra cui romana, longobarda ed ebraica. Il suo progetto risale al XII secolo, quando la Chiesa Antica venne giudicata un luogo inadatto di contenere un certo numero di fedeli, quindi si optò di architettare un vasto ampliamento dietro l’abside, con il fine di creare un’unica grande basilica.
Si dice che i lavori, sovvenzionati dai Benedettini, iniziarono verso la metà del 1100 ma i ritmi andarono man mano scemando, a causa dell’altalenante patrimonio dei Benedettini e anche perché questi furono costretti ad abbandonare Venosa, causa la soppressione del loro Monastero per volere del papa Bonifacio VIII nel 1297. Costui assegnò, nello stesso anno, il complesso ai “Cavalieri dell’Ordine dell’Ospedale di San Giovanni di Gerusalemme” (in seguito noti come Cavalieri di Malta), i quali persero i propri possedimenti in Palestina durante l’Ultima Crociata.
L’Ordine non prestò attenzione all’impianto monastico della nuova chiesa e stanziò il proprio quartier generale all’interno di Venosa, precisamente nel “Palazzo del Balì”. Da quel momento, la struttura non venne più completata. Ad ogni modo, vennero attuati altri interventi come il portale nel XIV secolo e il campanile a vela nel XVI secolo, ma a livello architettonico la Chiesa Incompiuta rimase tale. Oggi il monumento è affidato all’antico ordine dei Padri Trinitari.
L’ingresso, travalicato da un arco semicircolare, evidenzia una lunetta decorata da una iscrizione propiziatoria che chiede la protezione di Dio sul Tempio e sui monaci, nonché la pace dello spirito e del corpo. Sopra la lunetta si trova l’agnello con la croce, ovvero il simbolo dell’Ordine dei Cavalieri di Malta. All’interno dell’Incompiuta, si posso trovare varie opere e ornamenti che appartenevano all’Anfiteatro Romano, come l’epigrafe della scuola gladiatoria di Salvio Capitone, che presenta un elenco di gladiatori che combattevano nell’Anfiteatro. Inoltre si possono ammirare vari bassorilievi come la Stele Funeraria dei Cinna, famiglia del console romano Lucio Cornelio Cinna e il Gruppo di tre Vipere, iconografia longobarda.
-Wikipedia

[APPROFONDIMENTI SANTISSIMA TRINITA’ VENOSA] – Gli affreschi della metà del XIV secolo: Santa Caterina d’Alessandria, Cristo di Pietà e arcangelo Gabriele.

   Qui in basso, le immagini degli affreschi:     Tra i numerosi affreschi della chiesa –
San Vito, San Nicola, SS. Biagio e Chirico, un Santo Vescovo, San Paolo, Santo Stefano,
Sant’Antuono ed episodi della sua vita, diversi ritratti e varie Madonne con Bambino attribuiti ad epoche e ad artisti diversi, emerge un nucleo omogeneo risalente alla metà del XIV secolo.
Si tratta della bellissima immagine di Santa Caterina d’Alessandria del Cristo di Pietà e del frammento di un’Annunciazione raffigurante l’arcangelo Gabriele.
La Santa, dal portamento solenne, mostra il capo coronato, circondato dall’aureola. Quest’ultima
invade la cornice del riquadro e fa da sfondo al volto che, intenso ed espressivo, appare incorniciato
da un’acconciatura alla moda, tenuta lateralmente da un velo bianco che, dal mento, corre a stringer-
si attorno all’esile collo.
Tutta la sua figura è un saggio d’eleganza: raffinato il lungo abito bianco, orlato e impreziosito da
ricami floreali di colore rosso sul corpetto, sulla manica e sulla balza terminale; regale il manto che,
dalla spalla sinistra, avvolge il braccio e ricade morbido lungo il corpo. La cornice, a motivi geometrici e lineari, e il fondo verde danno maggior risalto all’immagine.
Sotto la Santa Caterina è rappresentato un Cristo di Pietà
fra la Vergine e San Giovanni Battista. Il Cristo, dal colorito
grigiastro, è raffigurato a mezzo busto, con le mani incrocia-
te sul grembo e con il volto, circondato dai lunghi capelli
color rame, che ricade mestamente sul petto; la Vergine, a
sinistra, con un abito scuro, protende il viso sofferente e le
mani verso il Cristo, mentre San Giovanni Battista, vestito
con un abito verde e un manto chiaro, mostra il viso contrat-
to da una smorfia di dolore e fa cenno di strapparsi le vesti.
Veniamo, infine, al bellissimo frammento con l’angelo Gabriele che, vestito con un semplice abito a riquadri scuri, è ritratto, di profilo e in posizione di riposo, nell’atto di benedire una scomparsa Vergine Annunciata. L’incarnato è delicato come le mani, esili e raffinate, lo sguardo è dolce, profondo e sottolineato dai bei capelli castani che, circondati dal nimbo, ricadono ondulati sulla spalla nuda.I tre affreschi, che facevano sicuramente parte di un corpus più ampio andato perduto, sono stati attribuiti, per le evidenti affinità stilistiche e formali, alla stessa mano. Nel 1923, il Berenson assegna la paternità di Santa Caterina a Roberto d’Oderisio da Benevento (metà XIV secolo), ma Ferdinando Bologna, nel 1969, attribuisce invece l’affresco al cosiddetto maestro della “Bible moralisée” che dipinse anche la cappella di Pipino in San Pietro a Maiella a Napoli. Per lo studioso “Lo straordinario allungamento della figura, la fattura dei veli in delicata trasparenza, la bellezza luminosa del manto candido bordato di rosso, sono intercambiabili con quelli di miniature come l’Ascensione o il Noli me tangere  della Bible moralisée. L’affresco di Venosa fu dipinto veramente dal maestro della Bibbia, al tempo delle miniature.
Diversa la posizione di Adriano Prandi, nel ’64, riguardo ai dipinti in questione. Lo studioso, accomunando la Santa venosina alla Santa Barbara dell’omonima cripta materana, anch’essa “incorni-
ciata con un motivo di origine cosmatesca”, riconduce sia Santa Caterina
che il Cristo di Pietà ad essa ritenuto pertinente- alla prima metà del XV secolo, periodo a cui andrebbe ascritto, secondo lui anche “il Santo Vescovo effigiato lì accanto”.
Più tarda, ma non di molto, sarebbe inoltre, per lo studioso, la lunetta con la Trinità
effigiata sul sepolcro di Roberto il Guiscardo, “se si prescinde dalle figure dei devoti, che probabilmente hanno subito generosi ritocchi in tempi forse recenti”.
La Grelle, nell’80, riconduce la Santa Caterina d’Alessandria, il Cristo di Pietà e l’angelo Gabriele
(finora mai menzionato dalla critica) alla stessa mano e accetta la proposta del Bologna, cioè
dell’attribuzione della paternità degli affreschi venosini all’autore principale delle pitture in San
Pietro a Maiella, alla luce delle affinità stilistiche ma anche del fatto che i Pipino erano signori di
Altamura, Minervino, Potenza e Bari e, quindi, Giovanni, l’esponente maggiore della casata, poteva
aver commissionato, nel periodo 1350-1358 (anno in cui lui e i suoi fratelli furono sbaragliati e uccisi
da Ludovico da Taranto), gli affreschi venosini all’ignoto pittore napoletano.
La studiosa, inoltre, colloca genericamente al XIV secolo altri due affreschi della SS. Trinità: il
Santo Vescovo, di cui parla Prandi, e una Madonna con il Bambino sulle ginocchia d’ambiente
napoletano. Il primo, figura frontale e ieratica, benedice alla latina con la mano destra e regge il
pastorale, ben scorciato, con la sinistra. Il disegno incisivo e il tratto definito modellano le mani,
delineano il viso scarno, gli occhi, le sopracciglia, le occhiaie, le rughe, la barba e l’abito, caratteriz-
zato da una serie di pieghe scure, rigide e diritte, quasi geometriche, che inducono la Grelle a defi-
nirlo “disseccato pur nella sua correttezza formale”. La seconda è un’immagine dolcissima: la Ma-
donna, dal viso roseo e dagli splendidi occhi castani, con indosso una veste e un velo marrone
bordato di bianco, stringe a sé il Bambino che, in piedi sulle ginocchia della Vergine e vestito con un
abitino bianco trapunto di stelle, si volta indietro a guardare la madre.
CIT: BASILICATA.IT

ICONOGRAFIA E SIMBOLISMO DI SAN CRISTOFORO

San Cristoforo, antico santo e martire cristiano : patrono dei viandanti, dei pellegrini, barcaioli, facchini e ultimamente degli automobilisti.
Nell’iconografia compare quasi sempre in un’unica scena : quella in cui trasporta sulle spalle il Bambino Gesù facendogli traversare un fiume.
Un giorno, decise di mettersi al servizio di Cristo, dedicandosi a trasportare i poveri e i deboli al di là di un fiume.
Una notte gli capitò di portare un fanciullo che ad ogni passo diveniva  sempre più pesante. Il bambino rivelò di essere Cristo e disse perciò al santo che aveva portato sulle spalle il peso del mondo. Il santo era anche patrono dei portatori di pesi d’ogni genere. Viene rappresentato con il tronco di palma fiorita a simbolo del martirio subito.
Nella copertina del testo “Il viaggiatore leggero” è riprodotto san Cristoforo di Konrad Witz ( Kunstmuseum, Basel). Il pittore sottolinea realisticamente lo sforzo del santo sotto il peso di Gesù, per cui il bastone cui egli si appoggia si spezza ed il Bambino si attacca alla folta capigliatura del suo portatore per non cadere in acqua. 
San Cristoforo, che cerca di traghettare un fanciullo, ha un aspetto imponente, in cui risalta la forza delle “gambone muscolose” che sostengono il peso del bambino. E’ un peso a prima vista facile da reggere, tenendo conto della vigoria del santo, che cerca di impegnarsi con tutte le sue forze fisiche e spirituali per portare a compimento questa impresa, che alla fine risulta nel complesso ardua.
Il nome di san Cristoforo significa colui che porta Cristo, dove il bambino <<apparentemente leggero, ma in realtà pesante e decisivo al traghettare>> è una metafora del Cristo (<<…ed avevi trovato il Signore che valeva la pena di servire, tanto che ti rimase per sempre quel nome>>).
Si può ricavare un aspetto pedagogico-didattico molto interessante che riguarda la funzione dell’opera d’arte, che non nasce solo come godimento estetico legato alla forma, ma anche come momento di interiorizzazione e riflessione di contenuti mediati da singoli.
  Il bastone che lo aiuta durante il viaggio é un albero di palma. Il simbolismo verticale ed ascensionale é ben rappresentato dall’immagine dell’albero ma é ulteriormente accentuato dalla scelta di una palma, che rappresenta il trionfo sulla morte, perseguibile solo in Cristo;Questa iconografia,spesso, è carica del simbolismo solare. In genere la tradizione vuole che San Cristoforo porti (assieme a Cristo) anche il peso di tutto il Creato,proprio come abbiamo detto in precedenza:il significato del simbolismo é dunque più o meno questo: Cristoforo porta Gesù, Sole dell’umanità attraverso il fiume, che é paragonabile al cielo attraverso cui il Sole si muove.Dunque, in questo senso, Cristoforo ha il ruolo di “sorreggere il Sole” e di guidarlo nel suo percorso celeste. 

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San Cristoforo (affresco nella chiesa antica del complesso della santissima trinità di Venosa)

Poco prima dell’ingresso della Chiesa antica, vi sono due facciate. La prima è costituita da un portale realizzato dal Maestro Palmieri nel 1287 e, alla sua sinistra, è osservabile un grande affresco del XV secolo che raffigura San Cristoforo.

Agiografia

il più antico testo degli Atti di san Cristoforo, in lingua latina, risale al VII secolo; ma è con la narrazione della Legenda Aurea di  Jacopo da Varagine che la storia di san Cristoforo divenne famosa durante il Medioevo.

Secondo la leggenda agiografica orientale, Cristoforo, un omone dall’aspetto animalesco, entrato nell’esercito imperiale, si convertì al cristianesimo e annunciò la sua fede ai commilitoni. Scoperto, venne sottoposto a numerose torture. Due donne, Niceta e Aquilina, che avrebbero dovuto corromperlo, furono invece da lui convertite. Alla fine Cristoforo venne decapitato.

In Occidente prevalse invece un altro aspetto, quello legato al significato etimologico del suo nome:Cristoforo infatti significa, in greco, “(colui che) porta Cristo”. Così la leggenda parla di un cananeo, per alcuni un gigante, che faceva il traghettatore su un fiume. Era un uomo burbero e viveva da solo in un bosco, di cui era padrone. Secondo alcune storie il fiume era in Licia. Una notte gli si presentò un fanciullo per farsi portare al di là del fiume; Reprobus (questo era il nome dell’uomo prima del battesimo, secondo alcune versioni), anche se grande e robusto, si sarebbe piegato sotto il peso di quell’esile creatura, che sembrava pesare sempre di più ad ogni passo. In alcune versioni sarebbe cresciuta anche la corrente del fiume, che si faceva più vorticosa. Il gigante sembrava essere sopraffatto, ma alla fine, stremato, riuscì a raggiungere l’altra riva. Al meravigliato traghettatore il bambino avrebbe rivelato di essere il Cristo, confessandogli inoltre che aveva portato sulle sue spalle non solo il peso del corpicino del bambino, ma il peso del mondo intero. Dopo aver ricevuto il battesimo, Cristoforo si recò in Licia a predicare e qui subì il martirio.

Questo aspetto di Cristoforo suggerisce che con l’avvento di Cristo l’uomo non è più responsabile del proprio piccolo mondo, ma di tutto il creato. Trasportare un giovane maschio dall’altra parte del bosco poteva essere, anticamente, una qualche forma di iniziazione ai misteri della natura, della foresta, dell’acqua, o iniziarlo alla vita adulta. Da quando però Cristo irrompe nel mondo, tutto cambia profondamente: un bimbo cristiano porta su di sé la responsabilità del mondo intero, anche quello al di là del bosco. “Hai portato il peso del mondo sulle tue spalle“: questa la differenza tra l’uomo del prima e l’uomo del dopo Cristo.

In alcuni paesi, tra i quali quelli anglosassoni, esiste la storia di Iron John, o di Eisenhans, come raccontano i fratelli Grimm. Il protagonista della fiaba è un uomo selvatico che viene ripescato nel fondo di uno stagno, dove si trovava chissà da quanto tempo.

Culto 

Dal Martirologio Romano: “In Licia nell’odierna Turchia, san Cristoforo, martire.”

Già nel 452 esisteva una chiesa dedicata al suo culto in Bitania (oggi Turchia), e un secolo dopo un monastero a Taormina portava il suo nome. Nel Medioevo il culto di san Cristoforo era largamente diffuso prima in Oriente e poi in Occidente.

La festa di questo popolare santo si celebra in occidente il 25 luglio, anche se nel 1969 la celebrazione è stata rimossa dal calendario dei santi. La festa del santo cadeva durante la canicola, quando Sirio stella della costellazione del cane maggiore aveva la sua levata eliaca, e il culto per il cinocefalo e il periodo “del cane” si fusero nelle tradizioni popolari medievali.

CIT: WIKIPEDIA